«Abbiamo segnali del tentativo di acquisto di droni lanciamine, strumenti estremamente sofisticati rispetto ai quali non siamo preparati a difenderci». È l’allarme più inquietante lanciato dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, ascoltato per quasi tre ore dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Chiara Colosimo. Cosa nostra punta a ricostruire un arsenale tecnologicamente avanzato, cercando sui mercati neri alimentati dalla guerra in Ucraina. Ma il pericolo non riguarda soltanto gli armamenti più moderni che la mafia sta cercando di acquistare. Quelli già in circolazione in Sicilia hanno una capacità offensiva elevatissima: «Abbiamo tracce dell’uso di AK-47 e abbiamo rinvenuto anche ordigni esplosivi ad alto potenziale». I kalashnikov arriverebbero dalla Puglia, ma sarebbero stati importati dall’area balcanica dell’ex Jugoslavia. Il fenomeno non riguarda soltanto Palermo, dove le raffiche di mitra hanno colpito le attività imprenditoriali tra San Lorenzo, lo Zen, Sferracavallo, Isola delle Femmine, Capaci e Carini, ma anche la provincia di Agrigento dove «l’uso di armi da guerra, in particolare del kalashnikov, è abituale per intimidire i commercianti.
