Ai portuali infedeli di Gioia Tauro toccava il 15% dei ricavi

«Una parte significativa delle attività di narcotraffico veniva svolta da alcuni degli indagati mentre si trovavano all’interno del carcere di Siracusa dove avevano la disponibilità di un telefono criptato con il quale comunicavano verso l’esterno impartendo le disposizioni». L’ha detto il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli nel corso della conferenza stampa tenuta per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di 35 soggetti. Borrelli ha sottolineato anche che è stato ribadito quel che era già emerso nel processo “Tre croci” in cui era stato documentato «il rapporto esistente tra l’organizzazione, cioè tra coloro che curavano direttamente l’importazione, e le squadre di portuali e addetti con i compiti di esfiltrazione della droga ai quali veniva riconosciuto il 15% del valore della sostanza stupefacente.