C’è l’amico del boss accanto all’assessore.

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Il politico amico del boss nell’amministrazione di Nello Musumeci. Ovvero dell’ex presidente della commissione antimafia che nel 2017 fece una campagna elettorale all’insegna dei temi della legalità: «L’unico pizzo che piace ai siciliani», fu lo slo¬gan. Eppure, come dirigente esterno in una delle strutture di vertice del governo Musumeci, cioé a capo della segreteria dell’assessore all’Agricoltura Edy Bandiera, resta al suo posto Francesco Mineo, già condannato in primo grado a 8 mesi per corruzione elettorale, con la sanzione dell’inibizione dai pubblici uffici e della privazione del diritto elettorale e di eleggibilità per cinque anni. Pena e sanzioni sono state sospese in attesa del secondo grado e quindi non esecutive. Ma ad alimentare nuovi dubbi sull’opportunità della permanenza al suo posto di Mineo, ex deputato regionale di Forza Italia vicinissimo al presidente dell’Ars Gianfranco Micciché, arrivano adesso le accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare che ha fatto scattare il blitz dell’Arenella, con l’arresto del capomafia Gaetano Scotto e di altri sette uomini del clan.