Dal “cavallo di ritorno” all’usura, ecco quali sono i reati contestati

L’operazione “Artemis II” costituisce il prosieguo dell’attività investigativa culminata nell’esecuzione del provvedimento cautelare del 7 novembre 2024 (operazione “Artemis”), nell’ambito del quale vennero tratti in arresto 59 indagati. Mentre la prima fase delle indagini ha consentito di delineare l’organigramma dell’associazione e il sistema di produzione e traffico di sostanze stupefacenti, il nuovo troncone investigativo ha permesso di documentare una «pervasiva e sistematica infiltrazione del sodalizio mafioso» all’interno degli apparati pubblici della zona e del tessuto economico legale dei territori di Maida, Cortale e Jacurso. Le indagini condotte dai Carabinieri hanno confermato la «pervasività» della cosca quale «autorità illegale» e «forzosa deputata alla risoluzione delle controversie tra privati sul territorio di competenza». In tale contesto, sono stati raccolti gravi indizi in ordine a due estorsioni effettuate con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno” nei confronti di due cittadini, i quali si sono rivolti al capocosca dopo aver subito il furto delle proprie autovetture. I veicoli, sottratti da alcuni soggetti di etnia rom, venivano recuperati dal capo clan, a fronte della dazione di denaro.