“Concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso”. È con questa pesante accusa che i carabinieri della Compagnia di Locri, coordinati dai magistrati della Dda di Reggio Calabria, hanno arrestato, a seguito di appositi provvedimenti di fermo emessi dal gip distrettuale reggino, due persone residenti nella Locride. Si tratta di D.B., 33 anni, di Platì e di V.M. 31 anni, di Bovalino, difesi dagli avvocati Marco Gemelli e Giuseppe Bartolo (D.B.) e Piermassimo Marrapodi e Mariangela Barbaro (V.M.). Ai due reggini, come accennato, è stata contestata dagli inquirenti anche l’aggravante mafiosa perché avrebbero messo in atto la tentata estorsione «con il chiaro intento di favorire l’articolazione di ’ndrangheta dei Barbaro “Castani”», potente e ramificato clan, anche in alcune regioni del Nord Italia, originario di Platì. L’attività investigativa, stando a quanto sottolineato dai carabinieri, si è sviluppata dal monitoraggio di alcuni cantieri edili nell’area a sud del comprensorio della Locride.
