Sognava di aprire un laboratorio di restauro, in corso dei Mille. Ma un giorno, l’esattore del pizzo mandato dai boss di Brancaccio lo avvicinò per dirgli: «Perché si trova qua? Chi le ha detto di venire?». E aggiunse con tono minaccioso: «Secondo lei è giusto che i carcerati non abbiano neanche una cassata per le feste?». L’artigiano non ebbe dubbi sulla risposta: «Ora te ne devi andare». Parole che non furono gradite dal clan, qualche tempo dopo all’artigiano venne recapitata una busta con due proiettili. «Accadeva nel 2016 – racconta Santo Lo Bocchiaro – io, il mio dovere di cittadino l’ho fatto. Mi sono presentato alla squadra mobile, ho denunciato i mafiosi, li ho fatti arre-stare e condannare, anche in appello. Ma ancora oggi aspetto che lo Stato mi dia il primo risarcimento stabilito dai giudici già due anni fa».
