Il giudice: il vertice dei boss ci fu. Così i mafiosi si riorganizzavano.

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«Una figura di riferimento per gli abitanti della zona, una persona a cui ri-volgersi per ottenere il permesso per avviare una nuova attività commerciale, o per recuperare la merce che era stata rubata, a cui veniva chiesto un intervento risolutivo nell’ambito di rapporti privati aventi oggetto la locazione di immobili o il pagamento di un credito di denaro». Ovvero la mafia come servizio, come intermediazione, come controllo totale del territorio, che regola il commercio e perfino gli affitti. È l’analisi del giudice Rosario Di Gioia che riguarda il capomafia di Pagliarelli Settimo Mineo nelle motivazioni della sentenza con il rito abbreviato del processo «Cupola 2.0», concluso lo scorso 3 dicembre.