«Sali in studio per leggere il fascicolo», diceva al telefono l’avvocato, un quarantenne molto noto nelle aule del tribunale penale di Palermo. All’altro capo della cornetta non c’era un col¬lega o un cliente. C’era lo spacciatore di fiducia, Stefano Macauso, anche lui, a suo modo, un volto noto nella cosiddetta Palermo bene. Qualche volta, a chiamare, era un giovane collaboratore di studio dell’avvocato. «Sempre per il solito fascicolo», ripeteva. E Macaluso correva.
