Le feste popolari in mano a Cosa nostra.

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Anche per le feste di piazza c’è un rigido protocollo criminale da rispettare dalla scelta dei cantanti ai posti in platea sino ala gestione delle riffe e dei banchetti per vendere bibite e panini. Una sorta di racket con l’obiettivo di fare soldi. Del business mafioso c’è traccia nei verbali di Giovanni Ferrante, l’aspirante collaboratore di giustizia dell’Acquasanta.