L’impresa messa in piedi tra Carini, Palermo e Misilmeri funzionava a tutti gli effetti come un’azienda multiservizi. Capace di produrre soldi a palate grazie alla coltivazione di marijuana o allo smercio di droga in mezza Sicilia, di arrotondare con furti e rapine, ma anche di approfittare di misure come il reddito di cittadinanza per portare qualche altra decina di migliaia di euro nelle casse dell’organizzazione. E nel caso in cui qualcuno, come è successo, fosse caduto in disgrazia (leggasi arresto), c’era subito una piccola squadra di sostituti in grado di prendere in mano le redini e gestire gli affari. A partire dalle mogli e dalle compagne, ma anche figli, fratelli e parenti più o meno lontani.
