Le vittime denunciano il racket. Una condanna per tentata estorsione.

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Per averlo riconosciuto e denunciato come l’ estorsore che gli avrebbe chiesto «i soldi per i carcerati», cioè il pizzo, Domenico Davì, titolare del supermercato «Sisa» di via Pindemonte, oltre all’attak nelle serrature e alle minacce, aveva ricevuto anche una bottiglia molotov. Ma il suo coraggio, l’aver rifiutato di piegarsi a Cosa nostra – ora vive sotto scorta – e quello di altri due imprenditori di corso Calatafimi, uno proprietario di un negozio di abbigliamento e l’altro di un’agenzia di pompe funebri, ieri hanno portato alla condanna a sei anni e mezzo di reclusione, con il rito abbreviato, del presunto taglieggiatore, Rosario Lo Nardo, di 28 anni.