C’era la donna manager, la Signora Ni, quella da cui bisognava passare se si voleva entrare in affari con la cocaina o con la marijuana. E poi c’erano una decina di tossicodipendenti, amanti, alcune anche disperate e pronte a vendere il proprio corpo per poche decine di euro pur di racimolare una dose di cocaina. Tutte alla fine intrecciavano in qualche modo un rapporto a doppio filo con Salvatore Lo Biundo e Nunzio Arculeo, una dipendenza psicologica, economica, a volte patologica, in cui alla fine la maggior parte diventavano a loro volta pusher e gestivano la loro rete di clienti.
