Gli eroi anonimi e la rivoluzione delle liturgie.

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Le due scene sono l’alfa e l’omega della mafia. E anche dell’antimafia. In entrambe sono evocati i due giudici uccisi da Cosa Nostra. Il commerciante coraggioso li sfodera come fossero mazzi d’aglio per scacciare i vampiri del racket. Il boss ne evoca un altro uso: la finta antimafia dei mafiosi. Da santi a santini, con un metodo mutuato dai santoni (della legalità), che sulla sacralità dell’iconografia antimafiosa hanno costruito affari e carriere. E così «Giovanni» e «Paolo», così chiamati con ostentata confidenza anche da chi non ne ha alcun titolo, dopo essere state bestemmie dei sacerdoti della legalità, diventano ossimori da tatuare sulla pelle dei mafiosi per «risolvere i problemi».