Gli ordini del nipote di Riina: «Si deve fare un’operazione: bruciare tutto»

Mario Gennaro fu fatto “uomo d’onore” di Cosa Nostra a 18 anni. Era il 1990. La punciuta l’ha raccontata a sua moglie quasi con nostalgia. Come se diventare un mafioso certificato fosse una cosa di cui vantarsi. Ci sarebbe solo da vergognarsi. Ma Gennaro, finito martedì in manette assieme a  Mario Grizzaffi e Pietro Maniscalco, andava quasi fiero della presenza di «lui» – per la procura il capo dei capi Totò Riina – alla cerimonia di affiliazione. Niente santuzze o santini. Una cosa più semplice. «Quando era vivo lui è venuto a farmi entrare nella società, avevo diciotto anni», diceva alla moglie mentre le cimici dei carabinieri lo intercettavano. E quelle conversazioni sono state per la procura guidata da Maurizio de Lucia una sorta di “fil rouge” per ricostruire gli assetti del mandamento di Corleone.