I soldi del pizzo li avrebbe dovuti portare a pacchi. Il clan di Misilmeri puntava in alto e per rimpinguare le casse della cosca stava preparando una maxi estorsione al titolare dell’Acquapark, un’opera in costruzione e mai ultimata. Eppure prima ancora che aprisse volevano chiedere la tangente, già il solo progetto suscitava gli appetiti dei boss. Frasi intercettate dai carabinieri e confluite prima nell’operazione contro la ricostituzione della commissione provinciale di Cosa nostra (Cupola 2.0) e adesso nella retata messa a segno dai carabinieri, conclusa con 8 arresti.
