Quando il boss Galatolo progettò un omicidio: «Vado a sparare e basta»

Cosa Nostra non spara facilmente come una volta. Lo fa solo quando è strettamente necessario. I rischi di un’escalation di violenza ormai sono altissimi. C’è stato un momento in cui Raffaele Galatolo, l’ergastolano in permesso premio che secondo la Dda di Palermo sarebbe ai vertici del clan dell’Acquasanta, ha pianificato un omicidio, procurandosi persino un revolver per concretizzare il piano di sangue nei confronti del figlio di una parente. I motivi erano interni alla stessa famiglia Galatolo, i cui membri non avevano preso di buon grado l’arruolamento di Benedetto Marciante da parte del boss. L’indagato era infatti diventato l’uomo ombra di Raffaele Galatolo. Le rimostranze erano state vergate in una missiva allegata all’invio di alcuni vestiti a Enzo Galatolo in carcere.