Caso Dell’Utri, il pentito ci ripensa e accusa

Caso Dell'Utri, il pentito ci ripensa e accusa

Il pentito barcellonese Pino Chiofalo ritratta davanti al gup. Nell’udienza svoltasi a Roma, che vede Dell’Utri accusato di aver ideato un piano per screditare i collaboratori di giustizia, Chiofalo ha ammesso di aver operato per smantellare le affermazioni degli altri pentiti volte a dimostrare i rapporti del numero due di Forza Italia con Cosa nostra.

Procedimento disciplinare.

Procedimento disciplinare.

Il rettore Gaetano Silvestri ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei professori Macaione e Misefari, entrambi indagati dalla direzione distrettuale di Reggio Calabria per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il procedimento è stato attivato dal rettore dopo che quest’ultimo ha ricevuto dal ministro dell’Università un’informativa della polizia di Reggio Calabria.

La relazione del pm Laganà: tutto cominciò con le intercettazioni telefoniche alla Settineri.

La relazione del pm Laganà: tutto cominciò con le intercettazioni telefoniche alla Settineri.

Fu il telefono di Vincenza Settineri a far emergere il vasto giro d’usura di centinaia di milioni e la presenza di una vera e propria organizzazione di stampo mafioso. Questo è stato spiegato nel corso dell’udienza introduttiva del processo ‘Pirana’.

Boemi: un fatto agghiacciante a pochi giorni dalle elezioni

Boemi: un fatto agghiacciante a pochi giorni dalle elezioni

Salvatore Boemi, procuratore aggiunto e coordinatore della Dda, lancia l’allarme in seguito all’autobomba che ha ucciso l’imprenditore Domenico Gullaci: ‘ E’ un fatto devastante a pochi giorni dalle elezioni e proprio quando in Calabria stanno per arrivare migliaia di miliardi di finanziamenti pubblici’.

Chiesto il rinvio a giudizio di Pergolizzi per concorso esterno in associazione mafiosa

Chiesto il rinvio a giudizio di Pergolizzi per concorso esterno in associazione mafiosa

L’imprenditore milazzese Vincenzo Pergolizzi è stato rinviato a giudizio. Le accuse sono pesanti. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe stato per anni fiancheggiatore e finanziatore di alcuni clan catanesi, dei gruppi messinesi comandati da Sparacio e Marchese e della ‘famiglia’ di Giuseppe Gullotti.