Troppo clamore per la festa della Patrona e Salvatore Assinnata rimproverò il figlio. E’ quanto emerso da un colloquio intercettato tra padre e figlio in carcere.
Dossier: Rassegna Stampa
Pizzo e surgelati, gli affari di Johnny.
Giovanni Lucchese, il neo pentito di Brancaccio, sta svelando come si sono riorganizzate le cosche palermitane. Da dieci anni nella zona est della città non c’era un collaboratore di giustizia.
Rubavano scooter e li restituivano a chi pagava il pizzo, due arresti.
Due uomini, G.B. e A.P. sono accusati di furto ed estorsione. Una delle vittime raccontò di avere ritrovato il mezzo e gli investigatori si insospettirono.
Racket del pizzo, in Sicilia poche denunce.
L’allarme arriva dal Comitato Addiopizzo in occasione del 27 anniversario dell’uccisione di Libero Grassi.
Le paure di Abbruzzese racchiuse in quelle due pistole sequestrate.
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Abbruzzese, il capo degli zingari di Cassano Jonio, era uno dei boss in fuga dalla sua terra. È rimasto nascosto a Francoforte sul Meno da dove avrebbe continuato a comandare la famiglia e a gestire gli affari. Un potere esercitato grazie alla collaborazione di familiari e “compari” che vivono in Germania.
Finita la grande fuga del capo degli zingari.
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La fuga di Luigi Abbruzzese si è esaurita alle 5 e 40 di un tiepido sabato mattina di agosto, in una casa di Cassano, il suo regno. Una fuga durata tre anni. Tre anni d’impunità e di leggende costruite su quella latitanza protetta da insospettabili fiancheggiatori e da sospettabilissime amicizie. Amicizie strette, soprattutto, nel nome […]
L’ascesa del “rampollo” cominciata nel nome del padre.
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Stesso ruolo e medesimo ineluttabile destino. Luigi Abbruzzese, figlio prediletto di Franco detto “dentuzzo”, ergastolano e capo della criminalità nomade dell’area settentrionale della Calabria, entra in carcere cominciando la sua avventura tra sbarre e catene come già era stato per il temuto genitore e ancor prima per il vecchio nonno e capofamiglia, Celestino.
Taglieggiò imprenditore: Medda torna in cella.
Il Riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere di Antonio Salvatore Medda , accusato, assieme ad altri, nell’ambito dell’operazione “Capolinea”, di avere obbligato un imprenditore a versarli 600 euro al mese.
Anche Palermo come Vittoria l’ortofrutta era Cosa nostra.
Confisca di 150 milioni di euro ai fratelli Ingrassia, titolari di uno stand al mercato generale e ritenuti vicini a Cosa nostra. Secondo gli investigatori, una regia occulta dei boss dell’Acquasanta avrebbe monopolizzato la vendita dei prodotti.
Interessi usurai, scattano due arresti.
Arrestati Salvatore Di Venuto e Nunzio Biagio Barbera, che dicevano di agire per conto del clan Santapaola-Ercolano. La vittima un imprenditore del settore immobiliare.
