Ci sono voluti quasi nove mesi per chiudere le indagini sull’operazione ‘Dioniso’, il blitz antimafia che ha scoperchiato a Catania e provincia gli ultimi scenari degli accordi politico-affaristico-mafiosi, tra amministratori pubblici, imprenditori ed esponenti di Cosa nostra catanese.
tematica: Operazioni Antimafia
Provenzano, le impronte dei complici.
Provenzano, le impronte dei complici.
All’interno del covo di Montagna dei Cavalli, i biologi della polizia scientifica hanno rinvenuto il Dna di chi andava a trovare il boss dei boss. Domani, intanto, primo interrogatorio per Provenzano.
Provenzano preparava un summit.
Provenzano preparava un summit.
Dopo la cattura del boss, continuano le indagini sui pizzini. Gli investigatori avrebbero identificato il luogo dove era previsto un vertice con cinque o sei capicosca. Poi avrebbe cambiato nascondiglio. Il suo trasferimento previsto in auto.
‘Cosa nostra è in perfetta salute’.
'Cosa nostra è in perfetta salute'.
Calogero Lo Bue ammette di aver consegnato cinque pacchi a Provenzano. Intanto, continuano i rilevamenti nel covo e, in particolare, l’esame dei pizzini. Emerge la nuova mappa dei clan.
I fiduciari del boss, a ognuno un ruolo.
I fiduciari del boss, a ognuno un ruolo.
Decifrando i messaggi gli investigatori sostengono che tutti i fiancheggiatori protetti da un numero avevano compiti precisi: il 4 si occupava di appuntamenti, il 31 di raccomandazioni.
Caccia alle coperture politiche del boss.
Caccia alle coperture politiche del boss.
Nei ‘pizzini’ ritrovati nel covo di Bernardo Provenzano spuntano nomi nuovi. Ma non bisogna dimenticare i vecchi fiancheggiatori del super boss: dall’imprenditore diessino Castello al presidente del consiglio comunale di Villabate, ora pentito, Francesco Campanella.
‘Farò intervenire il nostro amico’.
'Farò intervenire il nostro amico'.
Sono un centinaio i ‘pizzini’ sequestrati a Bernardo Provenzano e diversi gli argomenti trattati: si và dallo scambio di affettuosità con la famiglia agli affari con gli altri uomini d’onore.
Provenzano in carcere a Terni nei pizzini i nomi di insospettabili.
Provenzano in carcere a Terni nei pizzini i nomi di insospettabili.
Mentre Provenzano veniva trasferito nel super carcere di Terni, le forze dell’ordine hanno arrestato tre fiancheggiatori del boss. Si tratta di Bernardo Riina, pastore e solo omonimo del più famoso Totò e i fratelli Calogero e Giuseppe Lo Bue (quest’ultimo sposato con una nipote di Provenzano).
Preso Provenzano, il boss dei boss.
Preso Provenzano, il boss dei boss.
Dopo quasi 43 anni di latitanza, un blitz della polizia ha posto fine alla latitanza di Bernardo Provenzano. Il boss dei boss si trovava in un vecchio casolare a meno di due chilometri in linea d’aria dalla famiglia. Agli agenti ha detto: ‘Nemmeno immaginate che danno fate’.
‘Davanti a quell’uomo ho detto: la caccia è finita’.
'Davanti a quell'uomo ho detto: la caccia è finita'.
Sono le parole di Renato Cortese, dirigente della sezione ‘Catturandi’ della Squadra mobile di Palermo, il segugio che negli ultimi anni ha catturato il gotha di Cosa nostra. Un lavoro durato una vita fra delusioni e notti in bianco. Ora un senso di liberazione.
