Dichiarato prescritto il 416 bis.

Processo "Mare Nostrum",stralcio,Pietro Speciale

Il commerciante di pesce 62enne originario di Bagheria Pietro Speciale, ha incassato dal¬la corte d’assise d’appello peloritana presieduta dal giudice Michele Galluccio una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione dal reato di associazione mafiosa, nello stralcio del maxiprocesso d’appello “Mare nostrum” alla mafia tirrenica che lo riguardava.

Mafia, assolti a Reggio i fratelli Mollica.

Fratelli Mollica

La corte d’appello di Reggio Calabria, a distanza di otto anni dal pronunciamento assolutorio di primo grado, adottato il 28 febbraio del 2003 dal gup reggino Giampaolo Boninsegna, ha confermato l’assoluzione per i tre fratelli di Gioiosa Marea Domenico, Antonio e Pietro Tindaro Mollica dall’accusa di aver fatto parte dell’associazione mafiosa Cosa nostra «quali imprenditori, […]

Sottratti i beni all’imprenditore legato alle ‘ndrine.

Salvatore Domenico Tassone

Confiscato l’intero patrimonio di Salvatore Domenico Tassone, imprenditore del settore della produzione di calcestruzzo e della lavorazione di inerti. Nato a Sorianello (Vibo Valentia), ma da una vita residente a Polistena, Tassone si è visto privare di beni mobili e immobili per un valore di oltre 47 milioni e, nello stesso tempo, ha avuto applicata […]

Villa da un milione di euro sequestrata al’ex sorvegliato speciale Nunzio Panarello.

Nunzio Panarello,villa,sequestro

Beni per un milione di euro sono stati sequestrati dai carabi¬nieri a Nunzio Panarello, 39 anni, ex sorvegliato speciale. Si tratta di una villa a due piani con annessa stalla per 150 metri quadrati e di un terreno agricolo in contrada “Germania”, al villaggio Bordonaro. L’immobile è di proprietà del fratello e della cognata di […]

La droga dei filippini, in appello richieste per lievi riduzioni di pena.

Operazione

Si avvia verso la conclusione il processo d’appello per l’operazione antidroga “Batangas”, l’inchiesta che nel maggio del 2009 portò da parte della Procura e dei carabinieri allo smantellamento di una vasta rete di spaccio in città gestita da un’organizzazione di filippini, alcuni insospettabili, che lavoravano nelle case della Messina “bene”.