“I pizzini arrivati in carrozza”. Così funzionava la rete creata da Messina Denaro.

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Sembrano usciti da un romanzo di Andrea Camilleri gli uomini che proteggevano la latitanza di Matteo Messina Denaro, il boss delle stragi che sembra imprendibile dal 1993. ‘U zu Vitu coffa, l’anziano capomafia di Mazara Vito Gondola, e il giovane imprenditore Michele Terranova, titolare di un caseificio molto apprezzato nel Trapanese.

La procura conferma il teorema Buscetta . “Mafia piramidale ma lui non è il capo”.

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L’ultimo grande latitante di Cosa nostra, il boss inafferrabile a cui tutti danno la caccia, è un capomafia «pienamente operativo», come lo definisce il direttore del Servizio centrale operativo della polizia Renato Cortese, ma solo o principalmente nel suo regno, la provincia di Trapani. Perché Matteo Messina Denaro non è il capo assoluto di Cosa […]

Arrestati in 11: “Aiutavano il superlatitante”.

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Con zappa e martello il vecchio capomafia seppelliva nelle campagne di Mazara i bigliettini diretti al superlatitante: l’imprendibile Matteo Messina Denaro. E dunque il super-boss di Castelvetrano, a cui si attribuiscono capitali miliardari e protezioni indicibili, si affida ancora ai vecchi metodi dei pastori mafiosi: ricotta, cicoria e pizzini.

“Fece di testa sua e pagò con la vita”. Preso il killer di Fichera.

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Un ordine di custodia è stato notificato mercoledì, in carcere, dalla Squadra Mobile al cinquantatreenne Giuseppe Orestano. È accusato di avere ucciso la sera del 26 agosto 2008 a Nesima, in via Cairoli, il pregiudicato Sebastiano Fichera. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la vittima pagò con la vita per avere “fatto di testa sua”: aveva […]

Dia, requisita la lussuosa villa del capo cosca del rione Picanello.

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Il sequestro del patrimonio di Roberto Morabito, stimato intorno a mezzo milione di euro, trae la sua genesi dall’applicazione delle norme giuridiche vigenti di contrasto alla criminalità organizzata, testimonia certamente una costante attenzione all’evoluzione del fenomeno mafioso da parte della magistratura in stretta collaborazione con la Dia etnea.

Beni di mafia, il giudice si rivolge alla Consulta.

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Il marchio della condanna per mafia o della misura di prevenzione si porta appresso tante altre possibili conseguenze penali: ma per quella che è legata alla mancata comunicazione al Nucleo di polizia tributaria delle variazioni patrimoniali c’è un sospetto di incostituzionalità. Un giudice di Palermo solleva così la questione davanti alla Consulta.

Noce, il racket torna a colpire raid alla vigilia dell’inaugurazione.

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Il racket torna a colpire un negozio ancora da inaugurare. Una bottiglia con benzina è stata lanciata contro la saracinesca di “Zero glutine life”, in piazza Principe di Camporeale 30, provocando un incendio che ha annerito la serranda, ha infranto una vetrata e annerito i locali all’interno. Lo scoppio ha svegliato i residenti della piazza […]