Michele Seidita, diventato ufficialmente collaboratore di giustizia, sta offrendo delle dichiarazioni che promettono di aprire uno squarcio sulla dinamica mafia di Partinico nonchè sui rapporti tra mafia e politica, come quando Giovanni Bonomo, nel ’96, indicò di votare per Berlusconi.
tematica: Pentiti
La verità di Iannò sul ‘comitato d’affari’.
La verità di Iannò sul 'comitato d'affari'.
Il mirino di Paolo Iannò, stavolta, è puntato nei rapporti tra ‘ndrangheta e politica. Secondo il pentito, a Reggio Calabria vi era un comitato d’affari formato da politici della prima repubblica e imprenditori vicino ai boss mafiosi.
Un ‘pellegrinaggio’ sui luoghi dei delitti.
Un 'pellegrinaggio' sui luoghi dei delitti.
Paolo Iannò sta conducendo gli inquirenti sui luoghi che lo hanno visto protagonista quale componente del terribile gruppo di fuoco condelliano. I verbali ormai indicano i luoghi in cui sono stati compiuti gli agguati più efferrati della guerra di mafia.
Racket, pagavano tutti. ‘Tangenti per costruire carcere e Tribunale’.
Racket, pagavano tutti. 'Tangenti per costruire carcere e Tribunale'.
Il boss Luigi Giuliano continua a svelare fatti importanti degli anni passati. L’ex boss rivela che tutti gli imprenditori erano costretti ad accettare il fardello del racket, mentre gli incassi si aggiravano fino a 270 milioni al mese. Il pizzo anche su metrò e tangenziale.
Racket e appalti le verità di Giuliano.
Racket e appalti le verità di Giuliano.
Luigi Giuliano, il pentito di camorra, apre il capitolo racket e appalti. Secondo il collaborante tutti gli imprenditori pagavano e le somme confluivano in una cassa comune. Dall’84 in poi gli scontri tra i clan avrebbero portato ad una divisione delle ‘quote’.
Le tante ‘fughe’ di Nino Gulli’.
Le tante 'fughe' di Nino Gulli'.
Non c’è alcuna traccia del collaboratore di giustizia Nino Gulli’ sparito alla vigilia della sua deposizione al processo ‘Primaluce’. Un vero e proprio giallo con la difesa che avanza seri dubbi sulla condotta dell’ex killer del clan Rosmini.
‘Il tritolo dell’Addaura era anche per la Del Ponte’.
'Il tritolo dell'Addaura era anche per la Del Ponte'.
Secondo Giuffrè l’attentato dell’Addaura, avvenuto nell’estate del 1989, non doveva colpire solo Giovanni Falcone, ma anche la collega Svizzera Carla Del Ponte. I due magistrati stavano indando sul riclaggio del denaro mafioso che, sempre secondo ‘Manuzza’, era diretto dai boss Calò e Rotolo.
Giuffrè: ‘Gli appalti? Pino Lipari era il maestro d’orchestra…’.
Giuffrè: 'Gli appalti? Pino Lipari era il maestro d'orchestra...'.
Rispondendo nell’ambito del precesso degli appalti Anas, Giuffrè dichiara che, nel campo delle gare pubbliche, non si muoveva foglia senza il benestare di Pino Lipari e Provenzano. Cosa nostra aveva in mano uno o più funzionari dell’Anas.
Un ‘pentito’: Nania mi fece scarcerare. Il senatore di An replica: mai conosciuto.
Un 'pentito': Nania mi fece scarcerare. Il senatore di An replica: mai conosciuto.
Durante un’udienza del processo per la gestione dell’ex pentito Sparacio, un collaboratore di giustizia, Mario Marchese, ha rivelato che nel 1986 tornò in libertà grazie all’intervento del Presidente dei senatori di Allenza nazionale Domenico Nania. Sdegnata smentita dell’uomo politico.
Tutti gli affari di Provenzano.
Tutti gli affari di Provenzano.
Emergono i primi contenuti dall’archivio di Bernardo Provenzano. I trentaquattro biglietti scritti all’ex braccio destro Antonino Giuffrè, adesso pentito. Un’autentica miniera di informazioni, dagli uomini da contattare, alle faide di mafia e a tangenti ed appalti.
