Sono ovunque: uffici, scuole, ospedali, stazioni, aeroporti, impianti sportivi. È il business dei distributori automatici di snack e bevande. Un affare che in Sicilia vale 36 milioni di euro all’anno. .«Attorno a questa attività c’è un vero racket», afferma il presidente della commissione Nello Musumeci. Un giro d’affari fiutato anche dai big di Cosa nostra.
testata giornalistica: LA REPUBBLICA
“Così decidemmo di uccidere Di Matteo”.
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Un mafioso di rango, da qualche mese detenuto, ha svelato il progetto di attentato nei confronti del sostituto procuratore Nino Di Matteo. È lui il con-fidente d’eccezione che nei giorni scorsi ha fatto scattare l’ultima allerta nell’antimafia, rivelata ieri da Repubblica.
“Il tritolo per Di Matteo è già a Palermo”.
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L’allerta è tornata altissima attorno al pubblico ministero Nino Di Matteo, il magistrato del pool “trattativa” che il capo di Cosa nostra Totò Riina vuole morto. Una fonte ritenuta dagli inquirenti «molto attendibile» ha svelato che da mesi le famiglie mafiose palermitane stanno raccogliendo esplosivo per un attentato a Di Matteo.
Cosa nostra torna a investire nel mattone boom di sequestri per ville e appartamenti.
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Cosa nostra è tornata ala mattone per fare buoni investimenti. Troppo rischioso avventurarsi in società piccole e grandi — per la crisi economica e soprattutto per la pressione delle indagini — meglio acquistare immobili di buona qualità. Così aveva fatto il boss della Noce Tommaso Tognetti, che aveva investito il suo gruzzolo di estorsore in […]
L’odio dei casalesi per lo scrittore: “Quello ci ha reso troppo famosi”.
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con la pubblicazione di Gomorra di Roberto Saviano, il romanzo di sangue di questa organizzazione malavitosa capace di soffocare un’intera regione sarebbe finito alla ribalta dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. «Saviano ci ha portato in America, stavamo tutti i giorni sui giornali. Cose che non sono mai successe in tutta la storia della camorra casertana», […]
Il boss: “Così lo 007 mi salvò dall’arresto”.
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Sapeva che l’avrebbero arrestato una mattina di dicembre. Sapeva pure per quale reato, una bazzecola rispetto al suo ruolo di boss. Sapeva tante cose Sergio Rosario Flamia, rispettato padrino di Bagheria: fare il confidente dei servizi segreti gli tornava molto utile.
Cantanti neomelodici e feste di piazza il business milionario che fa gola ai boss.
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Un tourbillon di note che muove un business di milioni di euro duecento con-certi all’anno in tutta la Sicilia, per un incasso di circa tre milioni, di cui uno a Palermo. Se a queste cifre aggiungiamo tutto l’indotto, matrimoni, battesimi, compleanni e cd taroccati, i numeri diventano davvero da capogiro. Un intreccio di affari che […]
“La mafia ci ricattava ma noi non trattammo se credete a Napolitano dovete fidarvi di me”.
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Nicola Mancino ha appena finito di leggere il verbale con la deposizione del presidente della Repubblica. Dice: «Se Napolitano non ha saputo niente della trattativa, se non ne hanno saputo niente i presidenti Ciampi e Scalfaro, perché avrei dovuto conoscerla io che non avevo alcuna competenza funzionale sulla questione del carcere duro?».
Corleone, finita la pax. Un botto e la paura: “I boss sono tornati qui l’aria è cambiata”.
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I loro figli sembrano fuori gioco (all’ergastolo Giovanni Riina, a Padova Salvuccio, all’estero uno dei giovani Provenzano), ma i loro uomini più fidati, che hanno finito di scontare condanne più o meno pesanti per associazione mafiosa o favoreggiamento, uno a uno sono tornati a Corleone. E soprattutto sono tornati a far sentire la loro presenza. […]
Da bovari a re dell’eolico. Con i soldi dei clan.
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Un impero in terreno, sette milioni di metri quadrati equivalenti a 700 ettari suddivisi in 324 appezzamenti su un’area vastissima compresa tra i comuni di Militello Val di Catania, Mineo, Vizzini per la provincia etnea e a Ca-pizzi nel messinese. E poi 33 fabbricati e 6 veicoli. Eccolo l’ultimo tesoretto degli Scinardo finito nelle casse. […]
